HILLARY, IL PRESIDENTE CHE NON VORREI…

Pubblicato da Luca Cianflone il 23/08/2016

Hillary Clinton, l’Fbi scopre altre 15 mila mail inviate su server privati dall’ex Segretaria di Stato Usa

Pubblicato: Aggiornato: 
CLINTON

L’Fbi ha scoperto quasi 15.000 nuove email di Hillary Clinton risalenti agli anni (2009-2013) in cui l’attuale candidata democratica è stata segretario di stato. Si tratta di parte della montagna di mail inviate e ricevute da Clinton su un server privato – l’unico da lei utilizzato mentre era alla guida della diplomazia americana – e non su quello protetto del dipartimento di Stato.

Sono altre 15.000 mail che si aggiungono alle 30.000 rese disponibili da Clinton al dipartimento di Stato, probabilmente parte delle 33.000 ritenute private dall’ex segretario di Stato e quindi da lei fatte distruggere senza che nessun inquirente potesse esaminare.
In ogni caso, sottolinea la rete Abc, mail che nè Clinton nè i suoi legali consegnarono a dicembre del 2014 al dipartimento di Stato per sottoporle a verifiche.

Il dipartimento di Stato non ha reso noto quando saranno pubblicate queste nuove mail anche se sembra probabile che ciò avverrà prima delle elezioni presidenziali dell’8 novembre, per cui mancano solo 78 giorni. L’emailgate, come è stato ribattezzato dalla stampa Usa, è uno dei pochi argomenti concreti su cui il rivale Donald Trump attacca la rivale democratica sollevando dubbi sulla sua affidabilità.

Nel corso dell’indagine sulle prima 30.000 mail rese disponibili dallo staff di Clinton il direttore dell’Fbi, James Comeu, rivelò che in tre era contenuto materiale già all’epoca classificato mentre altre decine sono state definite tali dopo l’inizio dell’inchiesta e l’esame una per una da parte dei federali.

TRATTO DAL SITO http://www.huffingtonpost.it/

I RIBELLI CHE SOSTENIAMO…

Pubblicato da Luca Cianflone il 09/08/2016

Leggete con attenzione la prima riga dell’articolo  qui sopra, apparso sul New York Times qualche giorno fa: ” Le forze ribelli e i loro alleati jihadisti…”

Ennesimo segreto di pulcinella confessato involontariamente dal giornale voce del governo americano.
Tanto per chiarire il concetto: i ribelli anti-Assad che l’occidente sostiene, con i loro amici del Golfo, sono dichiaratamente schierati con gli jihadisti, sono alleati cioè, con l’Isis!

L’ISIS FA IL TIFO PER HILLARY CLINTON

Pubblicato da Luca Cianflone il

Perché DAESH vuole Killary presidente. Proprio come tutti i Katz.

Come si diceva,  Daesh minaccia Putin il giorno dopo che Hillary ha accusato Putin, coi suoi hackers, di aver diffuso  le mail più discutibili su di lei e il suo partito democratico.  “Daesh per Hillary!”, era il nostro titolo.  Meno paradossale di quel che sembra:  per forza Daesh aiuta la Clinton   a   entrare nella Casa Bianca – dopo tutto quello che lei  ha fatto per lui.

La cosa è saltata fuori, ma subito sepolta,    dopo l’11 settembre 2012,   il giorno in cui l’ambasciatore americano Chris Stevens fu trucidato a Bengasi insieme ai Marines che gli facevano da guardie del corpo, in un oscuro combattimento.  Reso più oscuro dal fatto che i commandos pronti a partire da Sigonella per soccorrere l’ambasciatore – sarebbero arrivati in meno di mezz’ora –  ricevettero da Obama l’ordine di stand-down, ossia di non muoversi:  dal che si sospetta che Stevens  sia stato deliberatamente sacrificato, per seppellire con lui una storia sporca   i cui liquami   sarebbero schizzati fino alla Clinton.

 

In una udienza al Senato del maggio 2012, Hillary Clinton  – affiancata  da Leon Panetta allora segretario alla Difesa,  e all’ammiraglio Dempsey  (capo degli stati maggiori)  – negarono  l’esistenza del piano per armare occultamente i terroristi  in Siria. O meglio: raccontarono che sì, avevano avuto l’idea, ne parlarono ad Obama, ma lui la bocciò – sicché non se ne fece nulla.   Lo stesso Bill Clinton ha raccontato in un’intervista alla CNN che il piano esisteva e che lui l’aveva raccomandato, ma niente.Questa vicenda sporca consisteva nel fatto che Stevens era stato mandato a Bengazi per comprare armamenti dai ‘ribelli islamisti’ che avevano svuotato gli arsenali di Gheddafi,onde inviarli ai jihadisti che combattevano contro il regime di Assad: lo   Stato Islamico, guarda caso, che  per i media  nasce proprio nel 2012,  distaccandosi da Al Qaeda  con tanto di comunicato ufficiale.

Menzogne su menzogne. Come ha dimostrato una approfondita ed esplosiva inchiesta condotta da Aaron Klein.  Il quale non è solo ebreo, ma è anche un  noto columnist del New York Times, ed oggi è capo della redazione di Gerusalemme per il Breitbart News Network.   E il suo libro-accusa, “The REAL Benghazi story: what the White House  and Hillary don’t want you to know” è stato un best seller nel 2014, quando è uscito.

  • Si doveva proteggere  Hillary. La candidata che l’intero Establishment ha scelto, e che sta cercando di imporre con tutti i mezzi  contro il candidato Trump, l’inaffidabile, o l’oggetto  degli odii più frenetici, “il complice di Putin” (come ha detto Leon Panetta alla convention democratica), la cui moglie “ha posato nuda”,  quello che sputa sui soldati medaglie d’oro  solo perché islamici.  Ho paura che le elezioni saranno truccate, ha detto Trump.Che contrariamente alla versione ufficiale, Obama aveva autorizzato l’operazione segreta (e illegale) di acquistare dai tagliagole libici le armi per mandarle ai tagliagole siriani. Come l’ha scoperto?   Nel modo più facile:  un lancio della Reuters  che ai primi  del 2012 rendeva noto quanto segue: il presidente Obama ha firmato un ordine  esecutivo “che permette alla Cia ed altre agenzie di fornire sostegno ai ribelli per cacciare Assad”: mandato “broadly”,  ossia ampio e generico. Da attuarsi, aggiungeva l’agenzia,    attraverso un “centro di comando segreto operato dalla Turchia e i suoi alleati” (sic).  Sempre la Reuters, citando una “fonte Usa”, avvertiva però che la Casa Bianca non aveva autorizzato  l’invio di armi letali, “anche se certi alleati Usa lo fanno” (sic).
  • Che Chris Stevens fu mandato in Libia senza lo status di ambasciatore, “a bordo di un cargo battente bandiera greca che portava forniture e automezzi” , già durante la ‘rivoluzione’  che eliminò Gheddafi. Il suo compito?  Diventare “il  primo interlocutore fra l’amministrazione Obama e  i ribelli basati a Bengasi” – e fare il mercante d’armi.   Era affiancato in questo compito da un professionista:  come rivelò lo steso New York Times nel dicembre 2012, da un tale Marc Turi,  definito dallo stesso medium mainstream  “un mercante d’armi americano che voleva fornire armamenti in Libia”, e  per il quale Stevens chiese al Dipartimento di Stato una autorizzazione – che è agli atti.  Anche dopo  essere stato nominato ambasciatore, Stevens continuò – dice Klein – a trattare armi coi tagliagole.
  • Che membri armati della “Brigata Martiri 17 Febbraio” (tagliagole libici collegati alla Ansar al Sharia, definita organizzazione terroristica dagli Usa) furono assunti dal Dipartimento di Stato – ossia da Hillary – per fornire la “security interna a una  missione speciale” –   ossia par di capire a far da guardie del corpo a Stevens, visto che non essendo ancora ambasciatore non gli si potevano assegnare del Marines. Secondo Klein, i capi  della Brigata Martiri 17 Febbraio furono anche usati   come agevolatori, diciamo, della compravendita ai arsenali da mandare ai tagliagole siriani.
  • Nell’autorizzazione concessa ufficialmente dal Dipartimento di Stato a Marc Turi, e risalente al maggio 2011, si legge che il Turi aveva  “il progetto di spedire armamenti  del valore di 200  milioni di dollari al Katar” – uno dei massimi  nemici di Assad. Facile capire   in che mani sarebbero finite quelle armi.
  • Una “grossa spedizione di armi da Bengasi ai ribelli siriani partì nell’agosto 2012 (poche settimane prima la tragica fine di Stevens, 11 settembre)   su una nave, e arrivò al porto turco di Iskenderum,  a 35 chilometri dalla frontiera con la Siria.  Ufficialmente, portava aiuti umanitari.  Altri  trasporti avvennero per via aerea in quel periodo.
  • Il New York Times stesso raccontò in uno dei suoi articoli che “da uffici in  località segrete”,  membri dell’intelligence Usa “aiutavano i governi arabi a comprare armi – e “hanno selezionato accuratamente (sic) i   comandanti e i gruppi ribelli per determinare  chi di loro avrebbe ricevuto le armi  all’arrivo”.
  • La Reuters ha intervistato il 18 giungo 2013 Abdul Basit Haroun,  un ex capo della Brigata Martiri 17 Febbraio,   che ammise di essere il facilitatore di uno dei più grossi invii di materiale  bellico da Bengazi ai ribelli siriani; precisando che le armi erano spedite in Turchia, da cui venivano contrabbandate ai terroristi siriani. Secondo la testimonianza di  un altro capo della Brigata, Ismail Salabi, questo Haroun s’era messo  in proprio costituendo una sua milizia, poco dopo.   Aveva i mezzi, visti i milioni di dollari che  entrarono nell’affare, per mezzo di Marc Turi. Naturalmente, quando poi Stevens fu attaccato  e  morì, si raccontò che era a Bengasi per recuperare i MANPaD   (missili  anti-aerei  a spalla) che si sapeva erano negli arsenali saccheggiati da Gheddafi, e che i ribelli non volevano dare. Un’operazione  Ma se era meritoria,  perché Chris Stevens fu lasciato trucidare e non salvato dalle Forze Speciali, che ascoltarono in diretta le disperate  richieste di aiuto  che gli rivolgevano, mentre sparavano assediati nella “casa sicura della Cia”,  i Marines a Bengasi, quell’11 settembre 2012? Perché ricevettero l’ordine di stand down? Se non per coprire il porcilaio condotto dagli americani e dai loro terroristi preferiti? Probabilmente Stevens fu ucciso, diciamo, nel  corso di un litigio per soldi fra i  “ribelli” e  l’americano;  forse persino  da elementi della Brigata che lo “proteggeva”..

 

E perché tutto questo? Perché,   ha  detto la stessa Hillary in una mail spifferata da Wikileaks, “il modo migliore di  aiutare Israele contro l’Iran e la sua crescente capacità nucleare è aiutare il popolo di Siria a rovesciare il regime di Bashar Assad”.

 

The best way to help Israel deal with Iran’s growing nuclear capability is to help the people of Syria overthrow the regime of Bashar Assad.

ARTICOLO TRATTO DAL SITO http://www.maurizioblondet.it/

DOCUMENTARIO AL JAZEERA SUL PROCESSO TRATTATIVA STATO-MAFIA

Pubblicato da Luca Cianflone il 23/07/2016

Nel silenzio quasi assoluto del mainstream italiano, da qualche giorno è stato mandato in onda e distribuito in tutto il mondo un documentario realizzato dal canale Al Jazeera sulla trattativa stato-mafia e del relativo processo in corso a Palermo. L’opera vede come protagonista il pm siciliano titolare del processo Antonino Di Matteo, il suo impegno e le difficoltà affrontate, non ultima una condanna a morte chiesta da Riina in persona.
Voce narrante del documentario il Premio Oscar Helen Mirren.

Vi invito a guardarlo ed a condividerlo con quanta più gente possibile, a dispetto dei media italiani…

”A Very Sicilian Justice”