FALCONE E BORSELLINO MERITANO LA VERITA’

Pubblicato da Luca Cianflone il 24/05/2017

”Sulle stragi vogliamo la verità per intero, non solo brandelli”

rita borsellino rai
Rita e Fiammetta Borsellino mettono all’angolo lo Stato in diretta tv

di Aaron Pettinari

“Vogliamo capire cosa ha portato alla morte di Paolo, cosa è successo in quei 57 giorni (trascorsi dalla strage di Capaci, ndr), vogliamo capire cosa c’era scritto nell’agenda rossa, quali sono i motivi per i quali bisognava fare subito fuori Paolo”. La voce di Rita Borsellino risuona forte da via d’Amelio, durante la trasmissione FalconeeBorsellino, l’orazione civile condotta da Fabio Fazio, Pif e Roberto Saviano su Rai1. Un appuntamento televisivo come non si vedeva da tempo sulla tv di Stato. Ci sono le testimonianze, gli interventi degli artisti, i collegamenti tra alcuni luoghi simbolo della vita professionale e privata di Falcone e Borsellino, come lo scoglio dell’Addaura, la biblioteca di Casa Professa, la casa di Falcone in via Notarbatolo, il Giardino della memoria a Capaci. Tre ore di diretta senza interruzioni pubblicitarie, nel giorno in cui a trionfare è stata più la retorica che le denunce. Una giornata dove a parlare con forza sono soprattutto le immagini d’archivio della Rai, servizi in cui si divulgano le voci di un tempo, da quelle dei due magistrati uccisi a quelle dei boss dietro le sbarre nei giorni del maxi processo. Il trionfo della retorica e delle solite promesse di Stato è stato rotto soprattutto grazie a due interventi che hanno messo da parte lo schema di “politically correct” che fino a quel momento era stato mantenuto. “C’è stata molta enfasi attorno a questo 25/o - ha avvertito la sorella di Borsellino - Io non vorrei che questo 25/o metta un punto a certe cose. E’ solo un anno in più del 24/o, e ancora una volta dobbiamo segnare un’assenza di verità e giustizia. I brandelli, i coriandoli di verità non ci interessano, la verità la vogliamo per intero”. E poi ancora: “Ci sono dei punti fermi da cui ripartire come delle sentenze, una che dice che la trattativa tra Stato e mafia c’è stata, che ci sono stati innocenti, poi colpevoli per altre cose, che sono finiti in galera perché qualcuno ha voluto mandarceli per dare in pasto all’opinione pubblica delle cose. Noi vogliamo sapere ora perché, a chi serviva e a chi è servito”. Accanto a lei, mentre parlava, spiccava l’immagine del presidente del Senato Pietro Grasso che, messo all’angolo, ha ribadito in diretta tv: “Abbiamo fatto passi avanti, continueremo a cercarla. Ci vorrebbe qualche altro collaboratore interno alla mafia o esterno alla mafia. Sappiamo da quello che abbiamo accertato che ci sono state delle presenze esterne: chi c’era? Perché c’era? Qualcuno sa”. Grasso ha anche ricordato di “avere fatto qualche passo in avanti” quando interrogò il pentito di Brancaccio, Gaspare Spatuzza. Questi svelò per primo i depistaggi nell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio.

Fiammetta Borsellino e le “menti raffinatissime”
fiammetta borsellino rai

E giustizia sui depistaggi di Stato ha chiesto con determinazione la figlia del giudice Borsellino, Fiammetta, che per la prima volta è intervenuta da via d’Amelio: “Credo che con forza dobbiamo pretendere la restituzione di una verità. Non una verità qualsiasi o una mezza verità ma una verità che dia un nome e un cognome a quelle menti raffinatissime, come mio padre le ha definite, che con le loro azioni e omissioni direi, hanno voluto eliminare questi due reali servitori dello Stato”. “Quelle menti raffinatissime - ha aggiunto - che hanno permesso il passare infruttuoso delle ore successive all’esplosione che sapremmo essere fondamentali per l’acquisizione di quelle prove necessarie a uno sviluppo positivo delle indagini, quelle prove a cui mio padre e Giovanni tenevano così tanto”. Fiammetta Borsellino ha evidenziato proprio l’esistenza dei depistaggi nell’inchiesta giudiziaria sull’uccisione del padre: “Tutto questo per me e per la mia famiglia non può passare in secondo piano. Come non può passare in secondo piano, come, per via di false piste investigative, ci sono uomini, imputati per la strage di via d’Amelio, che hanno scontato anni di reclusione senza vedere in faccia i loro figli, esattamente come quei giovani poliziotti che sono morti in via d’Amelio e nella strage di Capaci. Questa restituzione di verità deve essere anche per loro”.
Ed infine ha concluso: “La verità è l’esatto opposto della menzogna. Ed è una cosa che dobbiamo cercare e pretendere ogni giorno e non di cui ricordarci soltanto nei momenti commemorativi. Solo così guardando in faccia i nostri figli potremmo dire loro di vivere in un Paese libero dal puzzo del potere e dal ricatto mafioso”.

Dentro la “parata” istituzionale
Parole, quelle delle due donne, che pesano come macigni su uno Stato che fino a quel momento si era gongolato nella sua “parata” istituzionale. Troppi i rappresentanti delle Istituzioni che si sono succeduti nel raccontare ai tanti giovani giunti da ogni parte d’Italia la “favola” di uno Stato trionfante e di una mafia “sconfitta”. E nel giorno del ricordo e della memoria non è bello leggere notizie come quelle pubblicate da ilgazzettinodisicilia.it con la Polizia che avrebbe ritirato gli striscioni del Garibaldi e del Cannizzaro di Palermo. Striscioni che evidenziavano l’isolamento e denunciavano proprio le passerelle in modo differente. “Non siete Stato voi, siete stati voi” metteva in evidenza il primo; “Il corteo siamo noi, la passerella siete voi”, insisteva il secondo. Niente da fare, anche se il dissenso era espresso in maniera intelligente e civile. Non è bello, poi, apprendere che Alfonso Giordano, presidente della Corte d’Assise che celebrò il maxiprocesso alla mafia, non ha preso parte alle commemorazioni in quanto, come lui stesso ha dichiarato, “non invitato”.

Oltre le parole
Tra le note positive, oltre alla presenza di tanti giovani uniti nel ricordo delle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (tra questi i 104 bambini dell’Orchestra “Falcone e Borsellino” di Catania che hanno suonato nell’Istituto comprensivo statale Falcone dello Zen, nel luogo del fallito attentato all’Addaura del 19 giugno del 1989 e nella Cappella Palatina, a Palazzo dei Normanni) è stato l’aver finalmente reso onore agli agenti di scorta, non solo chiamandoli per nome (Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) ma anche dando voce ai sopravvissuti che spesso sono dimenticati. Così in questa giornata hanno preso la parola Giuseppe Costanza, Antonino Vullo e Giovanni Paparcuri ed un pensiero è stato rivolto ad Angelo Corbo, Gaspare Cervello e Paolo Capuzzo. Sotto l’albero di Falcone in via Notarbartolo è intervenuto don Luigi Ciotti, che ha puntato il dito contro “l’antimafia di facciata”, ed anche contro la corruzione definendola come una “peste, per cui è sempre più difficile distinguere tra crimine organizzato, politico ed economico. Per questo dobbiamo impegnarci di più tutti, la speranza si costruisce insieme”.
don ciotti rai

Roberto Saviano, nel leggere l’ultima lettera di Borsellino (“un messaggio di speranza, nonostante sapesse che il tritolo per ucciderlo era già arrivato in Sicilia”), ha ricordato come “oggi sta tornando in maniera rischiosa la cultura del silenzio”. Eppure in pochi hanno riflettuto su quanto avvenuto appena un giorno prima (la morte di un boss mafioso ucciso alla “vecchia maniera” per le strade di Palermo) e quasi nessuno (nemmeno lo stesso scrittore) ha sottolineato come a 25 anni di distanza un magistrato, Antonino Di Matteo, è oggetto di una condanna a morte e di un progetto di attentato con duecento chili di tritolo nascosti chissà dove nella città di Palermo. E’ il non detto che pesa più di mille parole. Tra gli “addetti ai lavori” solo il Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, intervistato da Il Fatto Quotidiano, ha evidenziato certi fatti, mettendo in fila le zone d’ombra presenti nelle viscere delle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese.
Una voce fuori dal coro come quella del procuratore generale di Napoli, Luigi Riello, che, intervenendo alla manifestazione “Palermo chiama Italia”, ha speso una parola anche sul processo più scomodo d’Italia, quello in corso a Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Un processo che “deve portare alla luce tutto quello che fu fatto”. Fatti particolarmente scomodi da ricordare in una diretta tv. Ci hanno pensato Rita e Fiammetta a ricordare che venticinque anni dopo la strada per la verità, quella necessaria per avere una vera giustizia, è ancora in salita.

TRATTO DAL SITO ANTIMAFIA2000

ATTENTATO MANCHESTER

Pubblicato da Luca Cianflone il 23/05/2017

L’ORRORE COLPISCE E SVEGLIA ANCORA IL MONDO OCCIDENTALE
DURANTE UN CONCERTO DI ARIANA GRANDE ALLA MANCHESTER ARENA, UN KAMIKAZE SI E’ FATTO ESPLODERE

19 vittime accertate, decine di feriti, queste le notizie delle prime ore dopo l’attentato di ieri sera. Per la quasi totalità minorenni, ragazzini fans della cantante icona pop dei giorni nostri.L’occidente ripiomba nella paura attentati e terrorismo, ormai non servono più neanche le prime indagini degli inquirenti per stabilire si tratti di un attacco terroristico.

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Cominciato il grido di rivolta ed insofferenza di social e informazione, tutti uniti in un solo grido: ORA BASTA, STOP TERRORISMO, BOMBARDIAMO GLI ESTREMISTI, FERMIAMO L’ISLAM…
Tutte grida comprensibili, alcune un po’ troppo di pancia, ma tutte completamente inutili!
La vita non è un gioco, un film che puoi sperare di stoppare non appena non ti piaccia più…
ORA BASTA: tutti vorremmo finisse al più presto, ditemi quale sia la testa da far cadere perchè tutto finisca e si mandi l’esercito a bombardare… purtroppo non è così! Il nemico non ha un nome, non ha una faccia, un esercito, uno Stato da combattere. Non pensiate che distruggendo l’Isis, invadendo nuovamente l’Iraq, destituendo Assad possa cambiar qualcosa… se davvero fosse così, i nostri governi sarebbero più colpevoli di quanto già comunque non lo siano…
STOP TERRORISMO: chi può non esser d’accordo con questa necessità? Nessuno o quasi…Spiando i guadagni di alcuni colossi industriali delle armi, qualche dubbio mi viene, ma tralasciamo questo “particolare”, il vero problema è che non c’è una soluzione semplice ed immediata a questo problema…
BOMBARDIAMO GLI ESTREMISTI: possiamo incazzarci quanto vogliamo ma non c’è nessun dittatore da abbattere, nessuna religione da vietare, nessun dio da perseguitare e nessun popolo da sottomettere per fare in modo che questi attacchi ai civili finiscano. Non c’è un Hitler da fermare, delle SS da arrestare o un paese da conquistare… Nessuno è un elemento indispensabile dell’equazione che ci ha portato a questo punto, forse tutti parte del problema, ma non soluzione, solo effetti, no cause.
L’Isis è un problema? Sicuramente. La questione siriana è da risolvere? Certamente. L’estremismo islamico è una situazione a rischio? Sì, come qualsiasi altro estremismo. Allah e i musulmani sono anch’ essi causa del problema? NO, sono le prime vittime! Ne muoiono ogni settimana!
FERMIAMO L’ISLAM: questa è poi la peggiore delle reazioni! Non solo perchè non abbia senso e sia inutile, ma perchè sia estremamente dannosa, controproducente al fine di una soluzione, non farebbe altro che infoltire le fila degli estremisti!
Per prima cosa come già ricordato, le prime vittime sono i musulmani stessi, anzi doppiamente colpite, uccise, perseguitate e genericamente accusate ed additate, costrette a difendere il proprio credo non solo dagli eserciti a guida estremista, ma obbligate quasi a doversi vergognare della propria fede…

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Ho già scritto sul tema dell’estremismo islamico, da dove derivi ed a cosa miri, qui l’articolo.
Voglio solo ribadire il concetto che gli estremisti di una qualsiasi religione, financo  di un ideale sociale, altro non fanno che piegare, forzare, spingere all’estremo un concetto, un percorso, un idea, a tal punto da andare nella direzione opposta, tradirlo in tal maniera da non rappresentarlo minimamente e diventarne il primo nemico!
Forse l’occidente ha imparato a risolvere i propri estremismi sociali e sicuramente quelli religiosi, quasi tutti, perlomeno li ha contenuti e racchiusi in minoranze non rilevanti, con estremismi politici facciamo ancora qualche fatica, ogni tanto ci ricadiamo, ma non vado oltre, andrei fuori tema. Come dicevo abbiamo risolto il problema del nostro estremismo cristiano, per sintetizzare dirò ( superficialmente) che non facciamo più crociate e rispettiamo altre religioni, non applichiamo più alcuni ordini o consigli che la Bibbia ci offre; siamo riusciti a dividere il concetto religioso da quello statale, sociale, siamo stati in grado di STORICIZZARE  gli insegnamenti biblici.
Abbiamo appreso come tradurre, spesso tradendola, la parola di Dio nel mondo moderno. Vi posso assicurare che la violenza raccontata e descritta nel Corano è nulla a confronto con il nostro Antico Testamento, le battaglie di Maometto furono poca cosa a confronto con quelle che ebbero i nostri ( la maggior parte anche loro ) profeti. Quindi non pensiamo che il loro testo sacro sia direttamente e immancabilmente la causa dell’estremismo! Come non lo fu per noi…
Voi mi direte che noi saremmo quindi migliori e più evoluti di loro, la mia risposta è che siamo nati, cresciuti e sviluppati in un’altra situazione sociale e statale, ma che soprattutto siamo in un diverso, forse posteriore, periodo dell’evoluzione storica sociale.
I motivi sono molti e complicati, sintetizzarli in un articolo non mi riuscirebbe; i principali a mio avviso sono da ricercare nei secoli passati: la quasi totale assenza del senso di Stato, il predominio di diverse figure storiche che con la scusa di rappresentare il degno successore di Maometto, hanno in realtà ottenuto potere politico, portando inevitabilmente a divisioni e quindi scontri che non hanno permesso una formazione ” laica” di nessun vero Stato, zero regole sociali al di là di quelle coraniche; va da se che quest’ultime siano state asservite al potere politico per i propri scopi di comando, impedendo così una convivenza parallela tra Stato e religione. Non fu e non è mai la religione che pretende di essere Stato, ma è il potere politico che usa la religione con questo scopo, cercando la propria legittimità non già nelle idee sociali e morali, ma in costrutti religiosi usati a proprio piacimento.

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Quello che ci troviamo ora ad affrontare è ancora un’altra questione, un effetto di quanto sopra, mescolato alla società odierna.
La globalizzazione ci obbliga oggi, e per molti aspetti è positivo, a fare i conti con temi e questioni che in occidente avevamo risolto.
Se l’Isis stesse avanzando in Europa, se stesse bombardandoci, il discorso sarebbe semplice… ma non è così! Non ci sono estremisti venuti qui di nascosto per attaccarci dall’interno, la maggior parte di queste stragi è opera di europei, quasi tutti nati e cresciuti con noi, anzi siamo noi! Ci sono alcuni completamente europei convertiti all’Islam. Ritorno a dire che il problema non è l’Islam, ma quello che di questa religione arriva da noi e quello che essi cercano in questo credo, e non è certo Dio!
Disadattati, vuoti e senza scopi ed ideali, forse solo annoiati, cercano qualcosa, in qualsiasi cosa, una strada, un percorso che dia loro un senso; l’estremismo con la sua potenza e decisione è proprio questo, risposta alle esigenze di chi non sa chi è e cosa vuole. Mostra loro un cammino che li guiderebbe ad uno scopo ” altro”, superiore.
Continuando ad additare tutto l’Islam, rafforzeremmo il messaggio di chi vuole che ci sia un NOI contrapposto a un LORO, cioè gli estremisti. Perseguendo questa strada non faremmo altro che spingere persone deboli, confuse e disadattate a credere nelle loro bugie, daremmo voce e legittimità allo scontro che loro vogliono, ci vedranno come infedeli aggressori del loro credo, non faremmo altro che dar credibilità alle loro parole di guerra, accrescendo l’estremismo, mortificando e forse condannando l’Islam moderato, unici veri musulmani!
A mio avviso dovremmo sostenere, aiutare e promuovere l’Islam, non lo chiamerò più moderato, è quello l’Islam, collaborare con loro affinchè possano limitare l’estremismo ad una minima parte di esaltati e terroristi. Occupandoci e finanziando noi i luoghi di culto dei nostri concittadini, eviteremmo che esse cadano in mani sbagliate. Dovremmo imparare a conoscerci, dove ci sono conoscenza, collaborazione e condivisione, non ci può essere odio. Non dobbiamo sopportare i musulmani, farli sentire ospiti indesiderati, ma parte della nostra società; resistere a quelli che vorranno imporre o vietare qualcosa, dall’una o dall’altra parte, rispettare, capire e comprendere differenze, diventando noi europei, cristianamente laici, guida e modello per una religione che ora sta affrontando un terremoto interno fragorosissimo! Non possiamo limitarci a sperare che passi e che non ci si faccia troppo male, la questione va affrontata alla radice, dare all’Islam la forza di trovare un equilibrio in questa società, circoscrivendo Stati ed associazioni estremiste.

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Invece noi che si fa? Si fanno affari con l’Arabia Saudita, crogiolo di estremisti islamici, guidati dal partito sunnita wahhabita, fondamentalista per eccellenza. Gli si vendono armi, si accettano loro investimenti, ci si commercia… La casa regnante Saud è sempre stata ed è tutt’ora in ottimi rapporti con gli Usa, i quali continuano ad etichettare questo Stato come Islam moderato, nonostante siano essi i maggiori finanziatori ed esportatori di estremismo in tutto il mondo; finanziano scuole e mosche in cui il loro credo estremista è impartito come vero Islam ed armano gruppi terroristici.
Ecco quello che facciamo, dialoghiamo, difendiamo, legittimiamo ed aiutiamo lo Stato che più promuove l’estremismo, Isis compreso!
Come se non bastasse ogni tanto, giusto per far tacere ignoranti e sudditi della propaganda, bombardiamo città con la scusa di lottare contro terrorismo, uccidendo in realtà ultime ruote di un carro lunghissimo… Reazioni inutili e controproducenti, perchè insieme ad essi, quando li beccano, muoiono decine, centinaia di civili, ai quali poi chiediamo per giunta di non odiarci e ringraziarci… se ci sentiamo noi ora sotto attacco, immaginate loro, bombardati da decenni…
E’ difficile da capire, ma da questa situazione se ne può uscire solo insieme, mediante istruzione ed informazione libera e veritiera, con odio, propaganda e bombe, non risolveremo nulla, forse sposteremo il problema un po’ più in là, ma nulla di più, ci siamo già passati… Non c’è uno Stato in cui si è intervenuti militarmente che oggi rappresenti un esempio per il presente e per il futuro, non solo loro, ma nostro!

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GIRO D’ITALIA 2017, 14^ TAPPA

Pubblicato da Luca Cianflone il 20/05/2017

14^ tappa del Giro d’Italia e secondo arrivo su una vera salita, 131 km da Castellania a Biella sulla salita di Oropa, la salita del mitico Marco Pantani. Il Pirata compì un miracolo nel giro del 99, perdendo terreno all’inizio della salita per colpa di un salto di catena e rimontando, piano, piano tutti e 49 i ciclisti che lo avevano sopravanzato, andando a vincere. L’impresa di oggi è stata degna del ricordo di Pantani.

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La tappa si è sviluppata come da pronostico, una fuga lasciata andare a fatica, tenuta poi a non più di 2 minuti di distacco. I corridori hanno percorso i 120 km di pianura senza problemi ed a pochi km dall’imbocco della salita hanno ripreso i tre fuggitivi, iniziando la volata per portare i propri capitani in testa per l’inizio dell’ascesa di Oropa.
La Movistar di Quintana si è messa a lavorare sin da subito, tenendo un ritmo alto e scremando il gruppo dei migliori. Bene tutti fino allo scatto di Quintana, al quale questa volta i migliori, compreso Nibali, non rispondono scattando, ma andando su con il proprio ritmo. In realtà il ritmo è stato quello della Maglia Rosa, Nibali, Zakarin, Landa si sono messi a ruota dell’olandese sfruttando il suo lavoro per contenere lo scalatore Quintana, memori del Blockhaus; ma improvvisamente Nairo inizia a perdere, nei punti dove la salita spiana un po’, il trenino trainato dalla Maglia Rosa recupera terreno sul colombiano. A pochi metri dal ricongiungimento però, il nostro Nibali cede e perde le ruote di Dumoulin, che recupera ed attacca Quintana, il colombiano sorprendentemente  cede terreno e perde secondi dal capitano della Sunweb. Dumoulin vola verso il traguardo staccando prima Landa che chiuderà terzo e poi anche Zakarin, arrivando a conquistare il traguardo di Oropa.
Quintana arriverà a 14 secondi ed il nostro Nibali perderà 43 secondi, giornata negativa per il siciliano, a sua giustificazione, il fatto che queste non sono le salite e le tappe ideali per Vincenzo, il quale sono sicuro che nei tapponi alpini saprà dir la sua.
Pinot prima in crisi poi recupera ed arriva al traguardo con 35 secondi dal vincitore, bene Yates, Kruijswijk e Pozzovivo.

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L’impresa è senza dubbio quella di Dumoulin, ha risposto con una vittoria stupenda a chi pensava non avrebbe retto su questa salita, ora gli scettici lo aspettano settimana prossima, martedì, non vi nascondo che sono tra questi… Non credo che nei tapponi della terza settimana lui e la sua squadra riusciranno a rispondere a tutti gli attacchi dei Big, che conoscono i punti deboli e saranno agguerriti .
Ora la Maglia Rosa ha 2’47″ su Quintana, 3’25″ su Pinot e 3’40″su Nibali, i quali proveranno e metteranno in difficoltà la Sunweb, ci sarà solo da vedere quanto riusciranno a recuperare prima della prossima cronometro decisiva.
Domani tappa aperta a più soluzioni, 200 km da Valdengo a Bergamo; iniziano ad esserci diversi Big ormai fuori dalla classifica generale e quindi mine vaganti da poter sfruttare da qualcuno per un attacco al leader in rosa. Dovessero rimanere uniti i favoriti del Giro, aspettiamoci qualche attacco dei cacciatori di tappa, fuga permettendo, c’è spazio per attacchi, speriamo in qualche vittoria italiana!
Buon Giro d’Italia numero 100 a tutti

ASSOLTO L’EX PM AYALA, SALVATORE BORSELLINO E’ UN MALATO MENTALE

Pubblicato da Luca Cianflone il 17/05/2017

Questo è quello che emerge dalla sentenza in Appello di ieri, in merito alla diffamazione di Ayala nei confronti del fratello di Paolo Borsellino.
La Corte di Milano ha così ribaltato la sentenza di primo grado dell’ottobre 2013 che condannò l’ex pm al risarcimento nei confronti di Salvatore Borsellino. Le motivazioni ed i fatti emersi in quella sentenza, mi parvero talmente chiari e netti che mai avrei pensato potessero esser messi in dubbio; aspetto quindi con ansia le motivazioni della sentenza assolutoria di ieri.

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La diffamazione si compì durante un’ intervista di Giulia Sarti a Giuseppe Ayala, durante la quale gli venne chiesto di rispondere alle domande che S.Borsellino gli pose in un articolo riguardanti le sue contrastanti deposizioni rilasciate negli anni in merito all’attentato del fratello e l’agenda rossa sparita dalla borsa subito dopo la strage di Via D’Amelio e dell’incontro che Paolo avrebbe avuto con l’allora ministro Mancino. L’ex pm del Maxiprocesso non ritenne opportuno dare spiegazioni, ma decise fosse il caso di insultare Borsellino con queste parole: “ “farneticazioni di una persona che non sta bene. Quelle di Salvatore Borsellino non sono domande… sono farneticazioni… me ne assumo la responsabilità… di una persona che non sta probabilmente bene… e non sono il solo che lo dice…”, concluse l’intervista paragonando Salvatore a Caino, fratello omicida di Abele…

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Ripercorrendo l’accaduto, la mia rabbia non ha potuto far altro che inasprirsi; che Salvatore Borsellino sia mal sopportato da politici ed istituzioni lo so da anni; il motivo è dannatamente semplice, continua a porsi domande, quelle giuste, quelle di chi conosce i fatti e tutto il suo seguito…
LUI, non si accontenta di presenziare all’anniversario del fratello, versare qualche lacrima, ricordare l’impegno di Paolo e tutte quelle belle cose che raccontato i politici e gli “amici” di Paolo, no!, lui, sciocco, pone interrogativi, da anni ormai!, non può accontentarsi delle mezze verità; lui,  ” sofferente di turbe mentali”, continua ad urlare quelle domande dannatamente azzeccate, quindi fastidiose… Ma perchè diavolo non se ne sta zitto?! Tanta gente è morta per mano della mafia, se ne faccia una ragione…
Ecco, Borsellino avrebbe potuto accettare la morte del fratello, caduto sul campo di battaglia, abbattuto dal nemico perchè in lui aveva trovato un rivale insuperabile, certo che avrebbe potuto… peccato che il colpo inferto dalla mafia non fu che uno delle decine che colpirono il giudice, quello risolutivo forse, l’unico però inferto al petto, decine di altri colpi lo ferirono alle spalle, come si dice in guerra, colpito da fuoco amico.
E’ questo quello che lo stolto fratello non può e non vuole accettare! Come lui, anzi dietro di lui ci sono anche io, insieme a centinaia, migliaia di persone che pretendono giustizia e verità, forse pazzi anche noi… Perchè le spalle di Borsellino erano le mie spalle, erano le spalle di tutti noi, erano quelle del nostro Paese, e se amo ancora l’Italia, lo devo ad eroi come Paolo Borsellino.

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Non è bastato abbandonare Borsellino e Falcone al loro destino, isolarli, delegittimarli! Parti malate del nostro Stato hanno contribuito ad ammazzarli e ad insultarne la memoria.
Quest’ultimo insulto arriva poche settimane dopo la sentenza del processo Borsellino Quater che accerta pressioni, macchinazioni, minacce, affinchè un uomo innocente si accusasse di aver partecipato alla strage del giudice, Scarantino queste minacce non le ebbe da mafiosi, ma da pezzi di Stato che gli impartirono lezioni su cosa dire e chi accusare. Uomini innocenti hanno pagato per anni colpe non loro, finchè un giorno il vero responsabile della strage si è pentito ed ha collaborato con la giustizia. Questi insabbiamenti non furono fatti da mafiosi, ma da inquirenti… che motivi potevano avere quest’ ultimi nel non indagare i veri colpevoli della strage?
A questa domanda ancora i processi non hanno registrato una risposta passata in cassazione, a questa ed a molte altre domande sta cercando di rispondere il processo Trattativa Stato-mafia, nonostante, anche qui, i molti tentativi di delegittimazione, vedremo…

Tornando alla vicenda in questione, l’ennesimo insulto a se ed alla memoria del fratello non farà desistere Salvatore Borsellino, la sua lotta continuerà, altro che Caino!
Da parte mia non posso che manifestare il mio pieno appoggio a Borsellino, per quanto poco possa essere e ringraziarlo di tutto cuore per non permettere che il silenzio ed il pianto degli “amici”, soffochi la voglia di verità e giustizia che riguarda non solo suo fratello, ma la credibilità e la morale dello Stato e noi siamo lo Stato, quindi la nostra!

Qui troverete la ricostruzione fatta da Salvatore Borsellino all’indomani dell’intervista DIFFAMATORIA