ATTENTATO 11 SETTEMBRE 2001- LA VERITA’

Pubblicato da Luca Cianflone il 11/09/2016

QUANTE TORRI CADDERO L’11 SETTEMBRE 2001?

Questo è solo uno dei tanti aspetti che i più, giornalisti e non, ignorano sull’attentato di 15 anni fa, l’ 11 settembre 2001. Da quella data in poi il mondo e le nostre vite non sono più state le stesse.

La ricostruzione fatta dal governo americano di quell’attentato è stata imposta a tutti i mezzi d’ informazione; soprattutto in Europa i grandi media poco, anzi pochissimo, hanno affrontato ed approfondito i punti oscuri di quel giorno. Hanno preferito puntare, forse per ordine, magari per convenienza, sul lato tragico e sentimentale della catastrofe, limitandosi a questa. Scegliendo di non dare voce, o di limitarla al massimo, a chi iniziò a porsi delle domande su ciò che avvenne in quel dannato giorno.

Partiamo dalla ricostruzione ufficiale e schematica.
Nella mattinata dell’11 settembre non due, ma quattro aerei vengono dirottati da circa 19 attentatori medio-orientali.
Due di questi vanno a schiantarsi sulle Twin Towers, provocandone il crollo, un aereo viene pilotato contro un’ala del Pentagono ed un ultimo velivolo viene fatto precipitare da un atto eroico dei passeggeri in un campo deserto, evitando quindi un possibile schianto contro la Casa Bianca.

Questo è il quadro generale della ricostruzione approvata, diramata, impartita e recitata dal governo Usa.
Ora io cercherò con la massima chiarezza possibile di dar voce al lavoro di tantissimi professionisti ed appassionati che in questi anni hanno sollevato dubbi e smascherato tutte le bugie che qualcuno ci ha propinato, facendoci credere ad una farsa! Non proporrò tesi alternative, non spetta a me dire cosa in realtà sia successo, a chi si occupa di questi temi tocca il sacro ed importantissimo mestiere di non farsi prendere per il culo ed evitare che lo sia anche la gente che non ha il tempo o la possibilità di approfondire queste tematiche; “loro” contano sul vostro disinteresse e sulla vostra poco conoscenza dei fatti per poter guidare i vostri sentimenti, odiare i loro nemici, quindi giustificare loro guerre!

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Andiamo con ordine.

Dividiamo l’episodio in tre parti: i due aerei contro le Torri, quello  contro il Pentagono ed il velivolo fatto precipitare in un campo.
Nessuno può negare ( nessuno l’ ha fatto), che i tre attentati siano collegati ed organizzati dalle stessi menti raffinatissime, va da se che se si riuscissero a dimostrare falsità importanti dette in uno di questi episodi, crollerebbero anche le altre due ricostruzioni. Basterebbe quindi far emergere le bugie raccontateci per l’attentato al Pentagono per far crollare tutto il castello…
Ho però deciso di affrontare tutti e tre gli episodi confidando nella vostra pazienza, nonchè convinto di riuscire ad essere schematico e breve, dandovi però tutte le indicazioni per approfondire i temi da me accennati.

PRIMO EPISODIO: Aereo caduto a  Shanksville (Pennsylvania) in un campo. La versione fatta passare è quella citata prima, l’atto di eroismo da parte dei passeggeri. In realtà la stessa commissione incaricata dal governo di investigare sull’11 settembre ha smentito categoricamente questa “storiella americana”, volta a condire il tutto con un po’ di sano eroismo Usa. L’aereo precipitato è praticamente scomparso in una buca, nel luogo dell’incidente non fu ritrovato quasi nulla di quello che si recupera dopo un evento del genere. Pochissime parti dell’aereo, sedili, bagagli, corpi, parti del carrello ed addirittura sono spariti anche i motori! I quali insieme alle scatole nere sono praticamente indistruttibili. Le scatole nere invece sono state trovate, così ci hanno detto, grazie alle quali hanno potuto ricostruire gli avvenimenti…
Numerosi testimoni hanno raccontato di eventi e particolari che per nulla si sposano con la versione ufficiale, come mancanza di fiamme e fumo, o come la presenza immediata di persone dei servizi di sicurezza, caccia passanti in quegli istanti… L’aspetto che per me smonta il tutto è  l’incomprensibile questione delle telefonate dei passeggeri ai propri cari; sappiate che quelle chiamate non si sarebbero mai potute effettuare. Nel 2001 sopra i 3000 m di altezza le possibilità di effettuare chiamate dai cellulari erano praticamente nulle ( possibili sarebbero state solo quelle effettuate dai telefoni di bordo), e sotto i 3000 molto ma molto difficili, impossibili comunque per le durate riscontrate e delle quali siamo venuti a conoscenza.
Un altro elemento che smentisce fisicamente la versione ufficiale è la voragine che non c’è… Al contrario di tutte le altre catastrofi del genere, dove sul terreno rimangono veri e propri crateri, qui non si ebbe che un fosso… 

United Airlines 93 crash site

 

 SECONDO EPISODIO: Attentato contro il Pentagono. Questo è per me l’apoteosi delle menzogne raccontateci dalla famigerata versione ufficiale. E’ inutile annoiarvi con tante parole, il Boeing non può essere entrato in quel buco!
Potrei dilungarmi dicendovi dei resti che anche qui non ci sono, bagagli, corpi, benzina, incendi… Ci sono finestre intatte dove in realtà si sarebbero dovute disintegrare le ali…

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volo 77 american airlines sul pentagono

Un altro aspetto impossibile dell’attentato al Pentagono è stata la manovra ai limiti della fisica del presunto dirottatore Hani Hanjour.
 In realtà quello degli attentatori improvvisatisi piloti di Boeing è incognita comune su tutti e quattro i voli, ma nel caso in questione, l’episodio raggiunge vette grottesche. Hanjour aveva una patente di volo, facciamo finta di non credere a tutte le testimonianze degli istruttori, i quali lo hanno sostanzialmente definito un incapace, facciamo finta che fosse in grado di volare su velivoli biposto… Ora, immaginare che un “pilota” di quei mezzi potesse far volare un Boeing è già una barzelletta, facciamo anche qui finta che gli sia bastato inserire il pilota automatico con destinazione la capitale, facciamo ulteriormente finta che sia riuscito a riconoscere il Pentagono, disinserire il pilota automatico e prendere i comandi… A quel punto avrebbe potuto lanciare in picchiata il Boeing verso la struttura governativa e piombarcisi sopra! Invece no!, l’attentatore fa un giro panoramico e decide  di concludere l’attentato in grande stile, scendendo fino a meno di 10 m da terra, stabilizzare l’aereo e pilotarlo centinaia di metri a velocità impossibile in modo tale da farlo schiantare su una faccia del Pentagono…
Tutti i piloti interpellati hanno parlato di manovra difficilissima, ai margini della fisica. Militari e piloti di linea con migliaia di ore di volo hanno detto che per un pilota, facciamo finta di nuovo che lo sia stato, dell’esperienza di Hanjour, sarebbe stata una rotta impossibile.

 

TERZO EPISODIO: I due Boeing che hanno colpito le Torri Gemelle.
Il crollo delle due torri è il simbolo dell’attentato dell’11 settembre 2001… Impossibile dimenticare quelle tragiche immagini, lo schianto degli aerei ed i seguenti collassi delle TRE torri del World Trade Center… Tre torri? sì, non è un mio errore, le strutture cadute in seguito allo schianto dei due velivoli sono state tre: le Twin Towers e la Torre 7.
Il crollo dei grattacieli ha alzato talmente tanta polvere da nascondere innumerevoli incongruenze e mistificazioni da parte della commissione che si è occupata di redigere la versione ufficiale…
Molti di voi sapranno delle polemiche che vedrebbero in realtà le torri fatte collassare come succede nelle demolizioni, saranno al corrente delle immagini che potrebbero testimoniare altre piccole esplosioni precedenti al crollo, o le numerose testimonianze di chi ha udito più esplosioni o di persone che hanno testimoniato di aver visto diversi feriti salire dai sotterranei delle torri vittime di ferite da calore, eccetera, eccetera… Ma questi sono tutti particolari che ci potrebbero far capire cosa sia successo in realtà, ma non è questo il mio scopo. La mia volontà è quella di mettere in evidenza che quello che ci hanno raccontato Bush e compagnia non sia la verità.
C’è stato detto che elemento determinante per il crollo sia stato il calore sviluppatosi inseguito all’impatto dei velivoli carichi di benzina.
La prima ricostruzione diceva, in parole semplici, che le travi d’acciaio avevano ceduto  nei piani dell’impatto per via del calore , quindi non hanno più retto il peso del livello e sono crollati sul piano inferiore, il quale a sua volta non ha retto il peso ed era crollato e così via fino al crollo completo.
Questa versione è stata poi scientificamente smentita; con le temperature sviluppatesi l’acciaio non avrebbe mai potuto cedere, infatti sarebbero stati necessari circa 1600 gradi. Allora si è detto no, non ha ceduto l’acciaio, si è solo ammorbidito ( necessari almeno 600 gradi) e flettendo ha tirato con se le pareti e tutti i sostegni che a quel punto non hanno retto…
Anche questa versione non ha convinto molti specialisti, i quali dubitano seriamente che si possa esser saliti fino a quelle temperature; tenendo presente che alcune superstiti hanno raccontato di esser scesi dai piani superiori l’impatto, esser passati dai piani sventrati senza rimanere uccisi dalle temperature, cosa impossibile se davvero si fosse arrivati a 600 gradi!
Un altro particolare che dimostra la scarsa intensità delle fiamme è data da altri due aspetti: in incendi di uffici come quelli, non ci sono sostanze ed elementi tali da alimentare il fuoco oltre un tot, secondo elemento semplice ma risolutivo è il colore del fumo sprigionato delle torri. Infatti quando il fumo è cromaticamente vicino al bianco, significa che le fiamme stanno bruciando ossigeno in quantità, quindi temperature più alte, al contrario, ed è il nostro caso, quando le fiamme sono nere, l’incendio non trova ossigeno per alimentarsi e crescere…

 

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Anche qui, facciamo finta che il calore sia stato sufficiente a provocare il crollo delle torri, tralasciamo anche il fatto che sia prima che dopo, quelle dell’11 settembre siano state le uniche torri ad esser collassate a causa degli incendi; come dicevo, diamo per possibili le alte temperature ed il loro effetto, i sostegni cedono ed il grattacielo di 400 piani inizia a crollare… Qui sorge un problema di fisica da liceo: la torre è crollata in 10 secondi circa, azione fisicamente impossibile seguendo la ricostruzione propinataci nella versione ufficiale.
Risultati immagini per 11 settembre 2001 torri gemelle particolari straniLa torre di 400 m in uno stato di corpo libero, senza resistenze, avrebbe dovuto impiegare poco meno di 10 secondi per schiantarsi al suolo, quindi la tempistica corrisponderebbe, solo che la nostra torre non era “libera” da resistenze, infatti ogni piano con i propri sostegni sarebbe dovuta essere un’importante resistenza, magari non utile ad interromperne la caduta, ma quantomeno a rallentarla in modo evidente…
Solo in alcuni tipi di demolizioni assistita si riesce a riprodurre un tempo di crollo prossimo al tempo di caduta di un corpo in stato di libertà.

 

Arriviamo alla Torre 7. Molti non sanno nemmeno del suo crollo; infatti il mainstream, intuendone l’insostenibilità della tesi ufficiale, secondo la quale la stessa sarebbe crollata in seguito a detriti ed incendi provocate dal crollo delle Twin Towers , ha pensato bene di nascondere il prima possibile la notizia, consapevoli che la ricostruzione governativa non avrebbe retto alle domande degli spettatori più attenti… Da rimarcare l’evento tragicomico della BBC  che diede la notizia del crollo ancor prima che questo fosse avvenuto!
Qualcuno preparò quel palazzo con esplosivo con l’intento di tirarlo giù, questa tesi giustifica anche qui le numerose interviste a più cittadini che giurarono di aver sentito più esplosioni…

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Ho fatto questo articolo con l’intenzione di contribuire al lavoro di tanti professionisti e non, che da anni si occupano di diffondere le incongruenze e le bugie che gli Usa ci hanno raccontato su quel tragico giorno. I nostri governi devono far finta di nulla, di conseguenza anche il mainstream.
Il perchè di tutto questo a me pare chiarissimo ormai a distanza di 15 anni. A cosa ed a chi sia servito questo maledetto giorno lo abbiamo visto; chi ne abbia guadagnato, potere, soldi e controllo lo vediamo tutti i giorni. Basti pensare a quali provvedimenti vennero presi nei giorni e nei mesi successivi l’attentato…
Ho voluto risparmiarvi diversi aspetti della vicenda, come la totale assenza di difesa da parte della più grande potenza mondiale, il fatto che diversi degli attentatori in realtà erano vivi e vegeti in altri parti del mondo, i rapporti tra i Bin Laden e la famiglia Bush, tutti i sauditi fatti rimpatriare le ore successive all’attentato, la mancanza di prove concrete sul coinvolgimento di Osama Bin Laden, il perchè si sia deciso di dichiarare guerra all’Iraq che nulla c’entrava nell’attentato, la vendita e l’assicurazione stipulate  sulle Twin Towers pochi giorni prima dell’attentato e altro ancora…

Per quelli che si chiedono come abbia potuto il governo americano quantomeno nascondere la verità, se non addirittura organizzare egli stesso l’attentato, vi rimando a questo documentario che racconta di un altro attentato fatto al World Trade Center anni prima…

ATTENTATO FALSE-FLAG TORRI GEMELLE 93

IN RICORDO DELLE MIGLIAIA DI VITTIME DI QUESTO ATTENTATO, PERCHE’ NON SI SMETTA DI CERCARE LA VERITA’, DOVESSERO VOLERCI DECENNI…

11 SETTEMBRE MASSIMO MAZZUCCO

ZERO- INCHIESTA SULL’11 SETTEMBRE

MICHAEL MOORE

 

BORSELLINO, 25 ANNI DOPO LA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Pubblicato da Luca Cianflone il 19/07/2017

Odio il 19 luglio come odio il 23 maggio, degli anniversari delle stragi di mafia non sopporto il pianto e la commozione generale, tutta la retorica che si nasconde dietro, la falsità di alcuni, la rassegnazione di altri ma soprattutto l’ignoranza di molti!

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Non ho voglia di ricordare Paolo Borsellino e il suo valore, altri, la maggior parte, sarà già impegnata da ore in questo che sembra essere ormai diventato non altro che esercizio abituale. Io voglio parlare di oggi, di domani, in pratica di quello che le istituzioni faranno e vorranno fare per concedere a Borsellino, alla famiglia ed al paese intero quella verità che manca, ed oggi più che allora ne dobbiamo essere consapevoli.
E’ di qualche settimana fa la sentenza di revisione del Processo Borsellino: i colpevoli dei processi passati sono stati assolti, questi i nomi: Gaetano Murana, Giuseppe Orofino, Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Salvatore Profeta, Giuseppe La Mattina, Gaetano Scotto, Vincenzo Scarantino e Salvatore Candura.
Tutti questi sono rientrati nella mistificazione e nelle coperture messe in atto da ” menti raffinatissime”, durante anni di indagini e processi.
Il pentito Scarantino, poi pentitosi di essersi pentito, è stato il grande accusatore di questi macabri giochi, dopo decenni di udienze ed indagini, diversi tentativi di ritrattazione, la conferma delle fragilità delle tesi accusatorie sono state messe definitivamente in dubbio dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, il quale accusandosi dell’attentato smentì ricostruzione Scarantino, senza Spatuzza probabilmente saremmo ancora immersi nella falsità, con diversi innocenti in carcere o caricati di orrori non compiuti da loro.

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Il 20 aprile scorso, invece il quarto grado del processo Borsellino, nato sempre dalle dichiarazioni di Spatuzza ha condannato all’ergastolo  i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino; dieci anni sono stati inflitti ai falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Prescritto, invece, Vincenzo Scarantino. I giudici hanno riconosciuto al falso pentito l’attenuante di essere stato indotto a fare le false accuse.
Ora sappiamo con certezza e possiamo gridare al mondo che alcuni soggetti, per forza di cose vicinissimi alle indagini, hanno depistato e corrotto inquirenti e magistrati!
I pm dell’accusa del Quater non sono riusciti a dare un volto a queste “menti raffinatissime”, interrogate diverse figure istituzionali vicine in quegli anni a Scarantino, non si sono ottenute prove sufficienti per regalare alla storia i colpevoli di questi depistaggi, l’unico soggetto colpevole di questi atti sembra essere l’ex funzionario di Palermo, poi questore Arnaldo La Barbera, ormai deceduto anni fa…

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Di questo vorrei si occupassero le trasmissioni e l’informazione, importante ricordare impegno e sacrificio degli uomini di Stato uccisi dalle mafie, ma fondamentale sarebbe ristabilire giustizia in una vicenda che ha segnato e segna ancora oggi la storia italiana del secondo dopoguerra, poi ci sarà tempo per tutto il resto, concediamo alle famiglie delle vittime della strage di via D’Amelio la verità, in un paese civile e libero, questa dovrebbe essere la volontà e l’obbiettivo di tutti!

TOUR DE FRANCE 2017, 12^ TAPPA

Pubblicato da Luca Cianflone il 14/07/2017

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Il Tour de France si tinge di azzurro! Il nostro Fabio Aru strappa la Maglia Gialla a C.Froome, un italiano leader della corsa più importante del mondo dopo tre anni, quando in giallo ci fu Nibali, poi vincitore finale.
Una tappa di 200 e passa km piena di salite e discese, prima tappa pirenaica del Tour 2017.
Fuga costituita da una dozzina di corridori, i più importanti: De Gendt, Cummings , Erviti ed Ulissi per cercare una vittoria prestigiosa, Matthews e Kittel intenzionati a darsi battaglia per la Maglia Verde.
La Sky tiene i fuggitivi a non più di 6 minuti, per poi negli ultimi 50 km ridurre progressivamente il gap. La Squadra della Maglia Gialla alza il ritmo ed il gruppo comincia a perdere pezzi; Fuglsang acciaccato si stacca e Aru rimane solo con ancora una trentina di km da percorrere, molti di questi in salita. Davanti attacca Cummings rimanendo da solo in testa e svettando per primo, dietro di lui il gruppo a circa 2 minuti, in mezzo, qualche altro fuggitivo rimasto con qualche secondo di vantaggio.
Nella discesa seguente un piccolo spavento per Froome ed Aru, i quali escono leggermente di strada, costretti a mettere giù il piede. I big davanti però, non ne approfittano, decidono, forse anche perchè stanchi, di aspettare i primi due della generale. Rientra Froome  e la Sky riprende il suo lavoro in testa, operazione che stronca Quintana, il colombiano perde le ruote dei big, dando ufficialmente il suo addio al podio del Tour.
Chiuso il gap con Cummings ai meno 8,5 km, in testa tutti i più forti, l’unico però, ad avere ancora con se qualche gregario è Froome, scortato da Nieve e Landa;con i capitani anche Bennet, bravo.

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Ai meno 5 km, poco prima della penultima salita si stacca Contador, il campione spagnolo deve cedere al ritmo di Nieve, si teme prodromico di un attacco della Maglia Gialla nella discesa prima degli ultimi km in salita. Invece nulla, Froome si affida al ritmo dei compagni.
Superata la discesa, il ritmo e la tensione aumentano, Nieve finisce il suo immenso lavoro a salita imboccataa e lascia il compito a Landa, incredibili le risorse della Sky!
Mancano solo 700 m e Froome non si muove, rompe gli indugi Bennet, i big non rispondono, basta il ritmo di Landa a chiudere, i campioni si guardano, forse temendo di scoppiare, poi ai meno 300 m un coraggioso, l’unico ad avere il coraggio di attaccare Froome, si alza sui pedali e scatta, è Fabio Aru!, dietro di lui i rivali cercano di stargli a ruota; “il Cavaliere dei Quattro Mori” si volta stremato ma vede la stessa fatica nei volti di chi lo insegue, Fabio saltella sui pedali, stringe i denti e spegne il cervello, ignora il bruciore delle gambe, il fiato corto… All’improvviso vede la Maglia Gialla perdere metri; Bardet ed Uran gli unici a tenere il ritmo dell’italiano, le forze vengono meno ma il sardo non molla, da tutto quello che (non) ha, i due inseguitori lo superano negli ultimi metri, ma Aru continua a pedalare, trovando la forza nella speranza di sfilare la maglia al britannico. Così è, Bardet primo, bravissimo anche lui, il sorprendente Uran e poi il nostro Aru, che con i 20 secondi più quattro di abbuono, conquista la vetta della Classifica Generale. Emozionante!

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E’, questo, un risultato enorme, battere Froome sulla strada, non per errori o cadute, ma staccando il favorito in salita è già molto. I secondi di vantaggio sono pochissimi e Bardet si è dimostrato forte come il sardo con l’aggiunta di una squadra più forte, quindi il cammino è solo all’inizio, diciamo un piccolo passo per la Maglia Gialla, ma un grande segnale ai suoi rivali, soprattutto al il capitano della Sky., mai visto così in difficoltà.
Burguil vestirà la Maglia a Pois, Yates la Bianca e Kittel consolida la sua Maglia Verde, al tedesco basterà arrivare a Parigi per vincerla.

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Oggi tappa cortissima, sarà difficile per l’Astana tenere la corsa, sarà indispensabile l’intelligenza tattica dall’ammiraglia di Martinelli, tattico della squadra ora in giallo. Speriamo abbiano la “faccia tosta” di non mettersi loro a lavorare per tenere i fuggitivi, devono mettere la Sky in condizione di dover tirare anche oggi. Giornata difficile, speriamo che Aru riesca a rimanere in giallo.
Buon Tour de France a tutti!

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CASO CONTRADA, LA CASSAZIONE NON ANNULLA SENTENZA

Pubblicato da Luca Cianflone il 07/07/2017

In queste ore i mezzi d’ informazione esultano alla notizia che ieri, la Cassazione di Roma, si sia espressa a favore del ricorso del legali di Bruno Contrada, famoso esponente del Sisde degli anni 70^ 80^, annullando la sentenza di condanna della Corte di appello, ormai già scontata dallo stesso.
La vicenda è complessa, ma esultare ed attaccare i magistrati, rei di aver rovinato la vita di un uomo con un’accusa infamante, concorso esterno in associazione mafiosa, mi pare forzata, superficiale, poco corretta e irrispettosa della verità.
Aspettando le motivazioni della Cassazione, mi preme sottolineare un aspetto, troverete spiegazioni tecniche più approfondite delle mie, ma semplificando, fungendo da traduttore tra loro e voi, sintetizzerò così la vicenda: il Contrada ha subito un processo che lo vide accusato di concorso esterno, è stato condannato ed ha già scontato la pena, in primo e secondo grado i pm hanno sufficientemente dimostrato alle giurie ed ai presidenti, la colpevolezza dello 007 oltre ogni ragionevole dubbio. Va da se che le prove a carico del Contrada furono e sono chiare ed inequivocabili. Ora, non volendo discutere i dibattimenti e se le condanne fossero più o meno giuste, diamo per superato questo discorso, i processi ci sono stati e le sentenze sono state eseguite. In questi anni la difesa di Contrada è giustamente ricorsa a tutti gli organi possibili a cui chiedere una revisione, financo la Corte europea. Quest’ultima ha sancito nel 2015 che in pratica non si sarebbe dovuto processare, quindi poi condannare, il Contrada, perchè al momento degli episodi e comportamenti contestategli, il reato di : “concorso esterno in associazione mafiosa non era sufficientemente chiaro, né prevedibile da lui. Contrada non avrebbe potuto conoscere le pene in cui sarebbe incorso”

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La Corte di Cassazione di ieri avrebbe quindi sposato questa sentenza ed accolto il ricorso della difesa di Contrada.
Questi sono i fatti, dovendo aspettare ancora le motivazioni di tale sentenza, non mi esprimerò su questa nello specifico, ma sviluppando un discorso più ampio.
La legislazione europea competente dell’ambito mafioso ha molto da imparare da quella italiana, non per bravura di una e negligenza dell’altra, ma semplicemente perchè le istituzioni italiane conoscono molto meglio ( purtroppo ) le mafie. Inutile elencarne i motivi; basti pensare, che ci sono stati come la Germania, che ancora negano l’esistenza di esponenti mafiosi ed attività a loro riconducibili sul proprio territorio. Per questo motivo ritengo molto più competente la magistratura italiana in merito a reati di mafia, tanto di più per un reato di ” concorso esterno ” ancora più complesso  e delicato e soprattutto difficile da dimostrare.
Un altro punto da chiarire è che un processo ci regala una verità processuale e, questa, non per forza  coinciderà con i fatti e con le ricostruzioni storiche. Il giudice Borsellino chiariva questo concetto con un esempio semplice: ” non conoscete nessuno che abbia compiuto un reato ma che l’abbia poi fatta franca per un motivo o per un altro? “. In pratica ci sono situazioni in cui un’assoluzione, tanto meno un annullamento o una prescrizione, sancisce una ricostruzione processuale e non già una ricostruzione storica.
Un esempio eccellente potrebbe essere la prescrizione di Andreotti, il quale non fu assolto, ma prescritto con la precisazione che la vicinanza a cosa nostra del politico era dimostrabile solo fino agli anni 90^, quindi ormai reati prescritti. Qui il mio articolo sul tema.

Tornando al caso Contrada, possiamo sottolineare che la Cassazione non si sia espressa e non abbia smantellato tutto ciò che emerse in dibattimento e che portò alla condanna, la Cassazione dice, allineandosi alla Corte europea, che Contrada non doveva essere processato perchè al momento dei reati “eventualmente” commessi, sui quali non si esprime, lo stesso non poteva sapere che essi costituissero reato.
Quindi non afferma che non abbia favorito cosa nostra, sancisce che al momento dell’illecito l’esponente non poteva sapere di commettere un reato, proprio perchè esso non era ancora codificato chiaramente e previsto nel codice penale. Semplificando ancora, la vicinanza di Contrada ad esponenti mafiosi di spicco, emersa e dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio, non poteva essere perseguibile penalmente perchè allora non costituiva reato codificato.
Ripetiamo, aspettiamo le motivazioni, ma possiamo già affermare con sicurezza che questa non è una sentenza assolutoria, comunque vada, sia che quei reati fossero o no contestabili a Contrada, non conosciamo ancora le azioni che interverranno sul tema, tutto ciò di cui si macchiò il condannato Contrada rimane nelle sentenze di condanna a Palermo e nelle ricostruzioni storiche, ricostruzioni e processi che oggi la solita stampa di regime vorrebbe insabbiare e far dimenticare!

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Tutto questo non tanto per tutelare loschi affari passati di partiti ed esponenti ormai quasi tutti in pensione, rei di “strizzatine d’occhio”, vicinanze e collusioni inqualificabili con organizzazioni mafiose, ma bensì il loro “dovere” è quello di spingere e mentire sul caso Contrada per destabilizzare la magistratura,  delegittimando processi e sentenze che ieri, oggi e domani si sono, si stanno e si occuperanno di “colletti bianchi” collusi con mafie e malaffare. Il richiamo ed il parallelo con il caso Dell’Utri ne è l’esempio lampante. Anni diversi, iter processuali e ruoli diversi, fatti non paragonabili, poco importa, non interessano le dichiarazioni di pentiti e documentazioni prodotte, analizzate e risultate probanti dei reati contestati, non interessa raccontare andando nei particolari l’amicizia con Mangano, le cene con i mafiosi e la vicinanza a boss di cosa nostra ammessi da Dell’Utri, o le intercettazioni di quest’ultimo con Berlusconi durante le quali scherzano in merito ad una bomba messa secondo loro da Mangano alla villa del Cavaliere, dimostrando di sapere chi fosse Mangano e che tipi di rapporti avessero avuto con lui ed i suoi sodali… Tutto questo non interessa, meglio non informare, a loro basta ” formare ” opinioni, ed oggi il messaggio per gli italiani è che Contrada fosse innocente, come e quanto Dell’Utri, i magistrati sbagliarono e vollero condannare i due per pregiudizi politici, compresi Borsellino e Falcone che tanto spinsero per la codificazione del reato di concorso esterno, oggi più che mai messo in discussione con questa sentenza. Ma tranquilli, nelle loro redazioni qualcuno starà già preparando il solito ricordo commosso dei giudici, pronto da sfoderare il 19 luglio, utile a ricordarne la morte e non mai volto a rinnovare e difendere le loro idee di giustizia e verità…

TOUR DE FRANCE 2017,5^TAPPA

Pubblicato da Luca Cianflone il 05/07/2017

Fabio Aru conquista la prima tappa di montagna del Tour de France 2017; bellissima vittoria del capitano dell’ Astana in cima all’ascesa di Planche des Belles Filles.
La tappa ha avuto il solito svolgimento, fuga partita fin dai primi km a Vittel, fuggitivi importanti e forti ma tenuti sempre sotto controllo dal gruppo.

La premiazione di Fabio Aru (Afp)
De Gand, Bosson Hagen, Perischon, Van Baarle, Delage, Gilbert, Bakelants, e Voeckler, questi i fuggitivi di giornata che resistono al gruppo fino all’ultima salita ai meno 4 km; il gruppo grazie al lavoro prolungato della BMC ed all’ultima accelerata della Sky, chiuduno sugli ultimi due superstiti della testa Gilbert e Bakelants.
Kwiatkowski ed i suoi compagni della Sky alzano il ritmo, scremando il gruppo e portando il loro capitano nonchè favorito del Tour Froome, il più vicino possibile all’arrivo. Ai meno 2,4 km lo scatto di Aru, il sardo sembra aspettare l’inquadratura e scatta in faccia al blocco Sky. Davide contro Golia, i migliori sono tutti insieme ma Froome ha con se ancora diversi compagni, tutti hanno il timore di attaccare per paura di esser poi ripresi e staccati, ma il Campione Nazionale Italiano no!, si alza sui pedali e spinge. I big non rispondono, la Sky non recupera ed Aru continua a spingere. Froome si mette in proprio ed attacca, diversi corridori cedono, compreso Quintana, seguono il britannico solo R.Porte, Bardet e D.Martin, ma la sorprese è che “frullatore” Froome non rimonta sulla testa come il suo solito, temiamo il solito finale ma questa volta non sarà così; l’emozione ci invade vedendo Aru continuare a mantenere il vantaggio. L’italiano ogni tanto si gira, incredulo anche lui della sua forza e dei secondi che sta rifilando ai migliori ciclisti del mondo!

L'attacco di Aru (Afp)
Taglierà il traguardo con 16″ di vantaggio da Martin e 20″ da Froome e Porte, Bardet a 24″ e Quintana a 34″; da aggiungere ai primi tre gli abbuoni di 10″/6″/4″ .
Ora la situazione il Classifica Generale è cambiata, la Maglia Gialla cambia padrone, rimanendo comunque in Sky, Froome sfila la maglia a Thomas che rimane secondo a -12″ ed Aru salta al terzo posto a 14″ di distanza ed ottiene anche la vetta della Classifica Scalatori.
Emozionante il successo di Aru in maglia di Campione Nazionale su Planche des Belles Filles come Nibali nel 2014, speriamo sia uguale l’epilogo… Difficile, difficilissimo, attaccare la Sky di Froome per la vittoria finale, ma oggi ” Il cavaliere dei quattro mori” ha dimostrato di poterlo fare, mi auguro che la squadra del sardo sulle salite più lunghe riesca ad esser più presente per poter contrastare lo squadrone della Maglia Gialla.
Domani tappa per velocisti 216 km da Vesoul a Troyes.
Buon Tour de France a tutti!

Fabio Aru (Afp)