CASO CONTRADA, LA CASSAZIONE NON ANNULLA SENTENZA

Pubblicato da Luca Cianflone il 07/07/2017

In queste ore i mezzi d’ informazione esultano alla notizia che ieri, la Cassazione di Roma, si sia espressa a favore del ricorso del legali di Bruno Contrada, famoso esponente del Sisde degli anni 70^ 80^, annullando la sentenza di condanna della Corte di appello, ormai già scontata dallo stesso.
La vicenda è complessa, ma esultare ed attaccare i magistrati, rei di aver rovinato la vita di un uomo con un’accusa infamante, concorso esterno in associazione mafiosa, mi pare forzata, superficiale, poco corretta e irrispettosa della verità.
Aspettando le motivazioni della Cassazione, mi preme sottolineare un aspetto, troverete spiegazioni tecniche più approfondite delle mie, ma semplificando, fungendo da traduttore tra loro e voi, sintetizzerò così la vicenda: il Contrada ha subito un processo che lo vide accusato di concorso esterno, è stato condannato ed ha già scontato la pena, in primo e secondo grado i pm hanno sufficientemente dimostrato alle giurie ed ai presidenti, la colpevolezza dello 007 oltre ogni ragionevole dubbio. Va da se che le prove a carico del Contrada furono e sono chiare ed inequivocabili. Ora, non volendo discutere i dibattimenti e se le condanne fossero più o meno giuste, diamo per superato questo discorso, i processi ci sono stati e le sentenze sono state eseguite. In questi anni la difesa di Contrada è giustamente ricorsa a tutti gli organi possibili a cui chiedere una revisione, financo la Corte europea. Quest’ultima ha sancito nel 2015 che in pratica non si sarebbe dovuto processare, quindi poi condannare, il Contrada, perchè al momento degli episodi e comportamenti contestategli, il reato di : “concorso esterno in associazione mafiosa non era sufficientemente chiaro, né prevedibile da lui. Contrada non avrebbe potuto conoscere le pene in cui sarebbe incorso”

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La Corte di Cassazione di ieri avrebbe quindi sposato questa sentenza ed accolto il ricorso della difesa di Contrada.
Questi sono i fatti, dovendo aspettare ancora le motivazioni di tale sentenza, non mi esprimerò su questa nello specifico, ma sviluppando un discorso più ampio.
La legislazione europea competente dell’ambito mafioso ha molto da imparare da quella italiana, non per bravura di una e negligenza dell’altra, ma semplicemente perchè le istituzioni italiane conoscono molto meglio ( purtroppo ) le mafie. Inutile elencarne i motivi; basti pensare, che ci sono stati come la Germania, che ancora negano l’esistenza di esponenti mafiosi ed attività a loro riconducibili sul proprio territorio. Per questo motivo ritengo molto più competente la magistratura italiana in merito a reati di mafia, tanto di più per un reato di ” concorso esterno ” ancora più complesso  e delicato e soprattutto difficile da dimostrare.
Un altro punto da chiarire è che un processo ci regala una verità processuale e, questa, non per forza  coinciderà con i fatti e con le ricostruzioni storiche. Il giudice Borsellino chiariva questo concetto con un esempio semplice: ” non conoscete nessuno che abbia compiuto un reato ma che l’abbia poi fatta franca per un motivo o per un altro? “. In pratica ci sono situazioni in cui un’assoluzione, tanto meno un annullamento o una prescrizione, sancisce una ricostruzione processuale e non già una ricostruzione storica.
Un esempio eccellente potrebbe essere la prescrizione di Andreotti, il quale non fu assolto, ma prescritto con la precisazione che la vicinanza a cosa nostra del politico era dimostrabile solo fino agli anni 90^, quindi ormai reati prescritti. Qui il mio articolo sul tema.

Tornando al caso Contrada, possiamo sottolineare che la Cassazione non si sia espressa e non abbia smantellato tutto ciò che emerse in dibattimento e che portò alla condanna, la Cassazione dice, allineandosi alla Corte europea, che Contrada non doveva essere processato perchè al momento dei reati “eventualmente” commessi, sui quali non si esprime, lo stesso non poteva sapere che essi costituissero reato.
Quindi non afferma che non abbia favorito cosa nostra, sancisce che al momento dell’illecito l’esponente non poteva sapere di commettere un reato, proprio perchè esso non era ancora codificato chiaramente e previsto nel codice penale. Semplificando ancora, la vicinanza di Contrada ad esponenti mafiosi di spicco, emersa e dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio, non poteva essere perseguibile penalmente perchè allora non costituiva reato codificato.
Ripetiamo, aspettiamo le motivazioni, ma possiamo già affermare con sicurezza che questa non è una sentenza assolutoria, comunque vada, sia che quei reati fossero o no contestabili a Contrada, non conosciamo ancora le azioni che interverranno sul tema, tutto ciò di cui si macchiò il condannato Contrada rimane nelle sentenze di condanna a Palermo e nelle ricostruzioni storiche, ricostruzioni e processi che oggi la solita stampa di regime vorrebbe insabbiare e far dimenticare!

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Tutto questo non tanto per tutelare loschi affari passati di partiti ed esponenti ormai quasi tutti in pensione, rei di “strizzatine d’occhio”, vicinanze e collusioni inqualificabili con organizzazioni mafiose, ma bensì il loro “dovere” è quello di spingere e mentire sul caso Contrada per destabilizzare la magistratura,  delegittimando processi e sentenze che ieri, oggi e domani si sono, si stanno e si occuperanno di “colletti bianchi” collusi con mafie e malaffare. Il richiamo ed il parallelo con il caso Dell’Utri ne è l’esempio lampante. Anni diversi, iter processuali e ruoli diversi, fatti non paragonabili, poco importa, non interessano le dichiarazioni di pentiti e documentazioni prodotte, analizzate e risultate probanti dei reati contestati, non interessa raccontare andando nei particolari l’amicizia con Mangano, le cene con i mafiosi e la vicinanza a boss di cosa nostra ammessi da Dell’Utri, o le intercettazioni di quest’ultimo con Berlusconi durante le quali scherzano in merito ad una bomba messa secondo loro da Mangano alla villa del Cavaliere, dimostrando di sapere chi fosse Mangano e che tipi di rapporti avessero avuto con lui ed i suoi sodali… Tutto questo non interessa, meglio non informare, a loro basta ” formare ” opinioni, ed oggi il messaggio per gli italiani è che Contrada fosse innocente, come e quanto Dell’Utri, i magistrati sbagliarono e vollero condannare i due per pregiudizi politici, compresi Borsellino e Falcone che tanto spinsero per la codificazione del reato di concorso esterno, oggi più che mai messo in discussione con questa sentenza. Ma tranquilli, nelle loro redazioni qualcuno starà già preparando il solito ricordo commosso dei giudici, pronto da sfoderare il 19 luglio, utile a ricordarne la morte e non mai volto a rinnovare e difendere le loro idee di giustizia e verità…