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BORSELLINO, 25 ANNI DOPO LA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Pubblicato da Luca Cianflone il 19/07/2017

Odio il 19 luglio come odio il 23 maggio, degli anniversari delle stragi di mafia non sopporto il pianto e la commozione generale, tutta la retorica che si nasconde dietro, la falsità di alcuni, la rassegnazione di altri ma soprattutto l’ignoranza di molti!

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Non ho voglia di ricordare Paolo Borsellino e il suo valore, altri, la maggior parte, sarà già impegnata da ore in questo che sembra essere ormai diventato non altro che esercizio abituale. Io voglio parlare di oggi, di domani, in pratica di quello che le istituzioni faranno e vorranno fare per concedere a Borsellino, alla famiglia ed al paese intero quella verità che manca, ed oggi più che allora ne dobbiamo essere consapevoli.
E’ di qualche settimana fa la sentenza di revisione del Processo Borsellino: i colpevoli dei processi passati sono stati assolti, questi i nomi: Gaetano Murana, Giuseppe Orofino, Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Salvatore Profeta, Giuseppe La Mattina, Gaetano Scotto, Vincenzo Scarantino e Salvatore Candura.
Tutti questi sono rientrati nella mistificazione e nelle coperture messe in atto da ” menti raffinatissime”, durante anni di indagini e processi.
Il pentito Scarantino, poi pentitosi di essersi pentito, è stato il grande accusatore di questi macabri giochi, dopo decenni di udienze ed indagini, diversi tentativi di ritrattazione, la conferma delle fragilità delle tesi accusatorie sono state messe definitivamente in dubbio dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, il quale accusandosi dell’attentato smentì ricostruzione Scarantino, senza Spatuzza probabilmente saremmo ancora immersi nella falsità, con diversi innocenti in carcere o caricati di orrori non compiuti da loro.

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Il 20 aprile scorso, invece il quarto grado del processo Borsellino, nato sempre dalle dichiarazioni di Spatuzza ha condannato all’ergastolo  i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino; dieci anni sono stati inflitti ai falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Prescritto, invece, Vincenzo Scarantino. I giudici hanno riconosciuto al falso pentito l’attenuante di essere stato indotto a fare le false accuse.
Ora sappiamo con certezza e possiamo gridare al mondo che alcuni soggetti, per forza di cose vicinissimi alle indagini, hanno depistato e corrotto inquirenti e magistrati!
I pm dell’accusa del Quater non sono riusciti a dare un volto a queste “menti raffinatissime”, interrogate diverse figure istituzionali vicine in quegli anni a Scarantino, non si sono ottenute prove sufficienti per regalare alla storia i colpevoli di questi depistaggi, l’unico soggetto colpevole di questi atti sembra essere l’ex funzionario di Palermo, poi questore Arnaldo La Barbera, ormai deceduto anni fa…

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Di questo vorrei si occupassero le trasmissioni e l’informazione, importante ricordare impegno e sacrificio degli uomini di Stato uccisi dalle mafie, ma fondamentale sarebbe ristabilire giustizia in una vicenda che ha segnato e segna ancora oggi la storia italiana del secondo dopoguerra, poi ci sarà tempo per tutto il resto, concediamo alle famiglie delle vittime della strage di via D’Amelio la verità, in un paese civile e libero, questa dovrebbe essere la volontà e l’obbiettivo di tutti!

ASSOLTO L’EX PM AYALA, SALVATORE BORSELLINO E’ UN MALATO MENTALE

Pubblicato da Luca Cianflone il 17/05/2017

Questo è quello che emerge dalla sentenza in Appello di ieri, in merito alla diffamazione di Ayala nei confronti del fratello di Paolo Borsellino.
La Corte di Milano ha così ribaltato la sentenza di primo grado dell’ottobre 2013 che condannò l’ex pm al risarcimento nei confronti di Salvatore Borsellino. Le motivazioni ed i fatti emersi in quella sentenza, mi parvero talmente chiari e netti che mai avrei pensato potessero esser messi in dubbio; aspetto quindi con ansia le motivazioni della sentenza assolutoria di ieri.

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La diffamazione si compì durante un’ intervista di Giulia Sarti a Giuseppe Ayala, durante la quale gli venne chiesto di rispondere alle domande che S.Borsellino gli pose in un articolo riguardanti le sue contrastanti deposizioni rilasciate negli anni in merito all’attentato del fratello e l’agenda rossa sparita dalla borsa subito dopo la strage di Via D’Amelio e dell’incontro che Paolo avrebbe avuto con l’allora ministro Mancino. L’ex pm del Maxiprocesso non ritenne opportuno dare spiegazioni, ma decise fosse il caso di insultare Borsellino con queste parole: “ “farneticazioni di una persona che non sta bene. Quelle di Salvatore Borsellino non sono domande… sono farneticazioni… me ne assumo la responsabilità… di una persona che non sta probabilmente bene… e non sono il solo che lo dice…”, concluse l’intervista paragonando Salvatore a Caino, fratello omicida di Abele…

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Ripercorrendo l’accaduto, la mia rabbia non ha potuto far altro che inasprirsi; che Salvatore Borsellino sia mal sopportato da politici ed istituzioni lo so da anni; il motivo è dannatamente semplice, continua a porsi domande, quelle giuste, quelle di chi conosce i fatti e tutto il suo seguito…
LUI, non si accontenta di presenziare all’anniversario del fratello, versare qualche lacrima, ricordare l’impegno di Paolo e tutte quelle belle cose che raccontato i politici e gli “amici” di Paolo, no!, lui, sciocco, pone interrogativi, da anni ormai!, non può accontentarsi delle mezze verità; lui,  ” sofferente di turbe mentali”, continua ad urlare quelle domande dannatamente azzeccate, quindi fastidiose… Ma perchè diavolo non se ne sta zitto?! Tanta gente è morta per mano della mafia, se ne faccia una ragione…
Ecco, Borsellino avrebbe potuto accettare la morte del fratello, caduto sul campo di battaglia, abbattuto dal nemico perchè in lui aveva trovato un rivale insuperabile, certo che avrebbe potuto… peccato che il colpo inferto dalla mafia non fu che uno delle decine che colpirono il giudice, quello risolutivo forse, l’unico però inferto al petto, decine di altri colpi lo ferirono alle spalle, come si dice in guerra, colpito da fuoco amico.
E’ questo quello che lo stolto fratello non può e non vuole accettare! Come lui, anzi dietro di lui ci sono anche io, insieme a centinaia, migliaia di persone che pretendono giustizia e verità, forse pazzi anche noi… Perchè le spalle di Borsellino erano le mie spalle, erano le spalle di tutti noi, erano quelle del nostro Paese, e se amo ancora l’Italia, lo devo ad eroi come Paolo Borsellino.

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Non è bastato abbandonare Borsellino e Falcone al loro destino, isolarli, delegittimarli! Parti malate del nostro Stato hanno contribuito ad ammazzarli e ad insultarne la memoria.
Quest’ultimo insulto arriva poche settimane dopo la sentenza del processo Borsellino Quater che accerta pressioni, macchinazioni, minacce, affinchè un uomo innocente si accusasse di aver partecipato alla strage del giudice, Scarantino queste minacce non le ebbe da mafiosi, ma da pezzi di Stato che gli impartirono lezioni su cosa dire e chi accusare. Uomini innocenti hanno pagato per anni colpe non loro, finchè un giorno il vero responsabile della strage si è pentito ed ha collaborato con la giustizia. Questi insabbiamenti non furono fatti da mafiosi, ma da inquirenti… che motivi potevano avere quest’ ultimi nel non indagare i veri colpevoli della strage?
A questa domanda ancora i processi non hanno registrato una risposta passata in cassazione, a questa ed a molte altre domande sta cercando di rispondere il processo Trattativa Stato-mafia, nonostante, anche qui, i molti tentativi di delegittimazione, vedremo…

Tornando alla vicenda in questione, l’ennesimo insulto a se ed alla memoria del fratello non farà desistere Salvatore Borsellino, la sua lotta continuerà, altro che Caino!
Da parte mia non posso che manifestare il mio pieno appoggio a Borsellino, per quanto poco possa essere e ringraziarlo di tutto cuore per non permettere che il silenzio ed il pianto degli “amici”, soffochi la voglia di verità e giustizia che riguarda non solo suo fratello, ma la credibilità e la morale dello Stato e noi siamo lo Stato, quindi la nostra!

Qui troverete la ricostruzione fatta da Salvatore Borsellino all’indomani dell’intervista DIFFAMATORIA

I DEPISTAGGI DI VIA D’AMELIO

Pubblicato da Luca Cianflone il 27/04/2017

‘Il depistaggio su via D’Amelio poteva farlo solo la polizia’

di Sandra Rizza

Salvatore Borsellino, la Corte d’assise di Caltanissetta ha stabilito per la prima volta che Vincenzo Scarantino fu “indotto” a mentire, rilanciando la pista del depistaggio istituzionale. È soddisfatto della sentenza del processo quater?
Sì, sono soddisfatto. Da questo processo mi aspettavo chiarezza su due punti fondamentali: la matrice istituzionale del depistaggio e la sparizione dell’agenda rossa. Sull’agenda rossa, purtroppo, la verità appare ancora lontana. Ma sulle responsabilità istituzionali che per 25 anni hanno deviato le indagini su via D’Amelio è stato fatto un grosso passo avanti. Oggi è chiaro che qualcuno ha manipolato il teste fasullo al centro della prima indagine. E questo qualcuno non può che essere la Polizia di Stato.

Il suo avvocato Fabio Repici ha dichiarato che la Corte d’Assise presieduta da Antonio Balsamo “ha restituito dignità alla giustizia” puntando il dito sui depistatori di Stato. Lei che ne pensa?
Sono d’accordo. Va detto, infatti, che questo passo verso la verità del depistaggio di Stato non si deve ai pm, che sul punto non sono andati abbastanza in fondo, ma al rigore della Corte d’assise. Per tutta la durata del processo ho temuto che le mie aspettative finissero deluse, perché sembrava che la Procura nissena avesse come unico obiettivo quello di ottenere la condanna di Scarantino, descritto come un soggetto criminale capace di costruire autonomamente quel copione di bugie che per 25 anni ha sviato le indagini. Proprio su questo punto, nell’ultima udienza, c’è stato uno scontro diretto, durissimo, tra il procuratore Amedeo Bertone e il mio difensore di parte civile, Fabio Repici, che in aula ha chiesto l’assoluzione di Scarantino, sottolineandone il ruolo di vittima dello Stato deviato. Il fatto che la Corte alla fine abbia concesso l’attenuante dell’articolo 114, riconoscendo che il picciotto della Guadagna fu “determinato”, spinto, costretto a mentire, è molto importante. Ci ha dato ragione su tutta la linea.

Negli ultimi mesi, lei aveva deciso di disertare le udienze del Borsellino quater per protesta nei confronti di quello che le era apparso come una sorta di “minimalismo” processuale. Oggi che la Corte d’Assise invita i pm a riaprire tutti gli interrogativi sul ruolo di Arnaldo La Barbera e dei poliziotti che gestirono la collaborazione di Scarantino, si sente riconciliato con la giustizia?
Oggi sono contento di aver seguito il consiglio del mio avvocato, e quindi di non aver abbandonato del tutto il processo, ritirando la mia costituzione di parte civile. La battaglia condotta in aula da Repici ha contribuito in modo determinante al risultato: senza il suo impegno e quello del difensore di Scarantino forse la Corte di Caltanissetta non sarebbe giunta a questa sentenza. Ma dire che mi sento riconciliato con la giustizia è eccessivo: sono tuttora critico rispetto alla Procura nissena. Sono convinto che i pm abbiano seguito un percorso investigativo poco rigoroso nei confronti di certe condotte istituzionali e di quello Stato deviato che sicuramente è responsabile di questa strage. Via D’Amelio, più che una strage di mafia, si può definire una strage di Stato. Sono convinto che mandanti e depistatori facciano parte dello stesso sistema criminale. Fino a quando non saranno individuati non potrò sentirmi riconciliato.

Secondo lei cosa succederà adesso? I pm ricominceranno daccapo? Troveranno nei verbali di udienza le prove delle condotte che “determinarono” Scarantino a fingersi pentito?
Questo non posso dirlo. La giustizia farà ulteriori passi avanti solo se i pm seguiranno fino in fondo le indicazioni della Corte d’assise che, sanzionando l’incompletezza delle indagini svolte, ha trasmesso alla Procura le carte del dibattimento per approfondire le amnesie, le reticenze, le inesattezze dei numerosi testi istituzionali spesso in aperta contraddizione tra loro.

Sui giornali di ieri, la sentenza del quater è passata inosservata. Il silenzio stampa è dovuto all’ora tarda della lettura del dispositivo, all’indifferenza, oppure alla volontà di silenziare il coinvolgimento di pezzi dello Stato nello stragismo?
Sono rimasto allibito e amareggiato per la scarsa attenzione dei media. L’ora tarda non c’entra: la sentenza di Caltanissetta è così importante che la chiusura dei giornali poteva e doveva essere ritardata. Invece la notizia è stata ignorata oppure relegata alle edizioni locali: questo è un bruttissimo segnale. La strage di via D’Amelio, e il depistaggio che l’ha coperta, non riguardano solo Palermo o la Sicilia. Rappresentano ancora un passaggio cruciale nella storia del nostro Paese.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

PAOLO BORSELLINO 19 LUGLIO 1992

Pubblicato da Luca Cianflone il 19/07/2016

 

Quel dannato giorno di 14 anni fa! Una data infausta, terribile, inevitabile…
Il giudice sapeva di dover morire… Lo andava sussurrando a tutti gli amici, caduto l’amico fraterno Falcone poche settimane prima, il prossima sapeva di esser lui. Scherzando diceva che finchè il suo collega viveva, lui poteva star tranquillo, Giovanni rappresentava il suo muro.
Dalla strage di Capaci in poi, Borsellino sapeva di dover fare in fretta, non gli restava molto tempo, era un morto che camminava…
Lo Stato sembrava impotente davanti alle minacce di cosa nostra, il quel terribile biennio 92/93 la mafia siciliana sembrava essere inarrestabile.
Riina ed i suoi dopo la sentenza di condanna nel maxiprocesso iniziano una guerra contro lo Stato, colpendone i rappresentati più illustri come Falcone e Borsellino ma eliminando anche i collusi come Salvo Lima e i cugini Salvo.
Paolo in quei giorni si sentì tradito da quello Stato per cui lui era pronto a sacrificare la vita!
Le domande sugli ultimi giorni del magistrato sono ancora molte, i processi sono ancora nel vivo, quello che è ormai certo è il fatto che la strage di Via D’Amelio è un tassello fondamentale di quella trattativa imbastita tra il Ros dei carabinieri ed i corleonesi tramite Vito Ciancimino.
Rimane da capire quali politici sapessero e promuovessero tale dialogo, impensabile ipotizzarla una iniziativa pensata e sviluppata dal Ros, senza una qualche garanzia da parte di organi politici.
Sappiamo ora come e quando Borsellino ne fu avvisato, conosciamo la sua netta opposizione e fatichiamo a pensare che non abbia rovesciato tavoli e sedie negli uffici di Ministri e Capitani, ma in questo caso mancano le confessioni dei protagonisti…

Oltre alla cosiddetta trattativa Stato-mafia, di cui Borsellino pare esserne stato il prezzo, persistono i buchi neri riguardanti la strage stessa; tra telefoni spiati, noncuranze da parte di chi doveva gestire la sicurezza del pm e della sua scorta, sparizione di documenti, il mistero dell’Agenda Rossa, la borsa da lavoro del giudice prelevata dal collega e amico Ayala e passata non si sa a chi, sparita per lungo tempo e riapparsa nell’ufficio del dottore La Barbera… La Barbera il quale è accusato di aver depistato le indagini, costringendo con la forza il falso pentito Scarantino a confessare il suo ruolo nella strage del 19 luglio 1992. Su Scarantino e sul suo percorso giudiziario ci sarebbe da scrivere per ore, ma non è questo il luogo…
Le colpe della politica sui numerosi morti in quelle stragi sono parse subito evidenti, le contestazioni del popolo durante i funerali hanno dato prova di ciò, ma quello che in questi ultimi anni sta emergendo dai processi siciliani di Caltanissetta e Palermo pare disegnare un quadro ben peggiore di quello che si potesse temere.
E’ per questo motivo che le verità su quegl’anni pare essere sempre inavvicinabile, non le si vogliono quelle risposte, lo Stato ha fatto e sta facendo di tutto affinchè i pm cedano esausti ed esasperati, sconfitti dal dover lottare non solo con le difese (legittime), ma anche contro una classe politica che pur di mantenere nell’oblio quei mesi, è disposta a fare carte false, falsissime!

Quindi oggi vorrei risparmiarmi ore di inutili parole e facili ringraziamenti al lavoro di Paolo Borsellino, ricordi e manifestazioni politiche in memoria di… Se realmente volessero giustizia per Borsellino, sosterrebbero con forza e decisione i pm che quella giustizia stanno inseguono!
I media televisivi ignorano completamente le udienze, gli italiani sono quasi completamente allo scuro di tutto quello emerso fino ad ora, meglio parlare della Franzoni di turno o della dieta giusta per la prova costume, o addirittura come pochi giorni fa, nel giorno della sua morte, concentrarsi sui formaggi preferiti dal boss Provenzano durante la sua latitanza di decenni…

Ecco, questa è l’Italia, la mia, la vostra, lo sconforto mi invade, ma concludendo questo pezzo, non posso far altro che ripensare a Paolo e Giovanni, loro non si sono arresi ed hanno mostrato il cammino ai coraggiosi dell’antimafia di oggi e noi, dobbiamo fare il tifo per loro, sicuri che un giorno potremo vivere in un paese migliore di quello che è stato e di quello che è!